V - Attacco e contrattacco


La distinzione tra iniziativa e attacco negli scacchi è di contenuto e di gradazione. Uno dei due colori ha l’iniziativa quando è in grado di portare minacce in posizioni prive di debolezze manifeste. Tali ripetute minacce servono a indebolire la posizione avversaria a tal punto da permettere un attacco vero e proprio; in tal senso l’iniziativa può essere vista come preludio all’attacco.
L’attacco è il tentativo di sfruttare tali debolezze e mira a un vantaggio decisivo.
In posizioni prive di debolezze le manovre dei giocatori tendono a conquistare l’iniziativa e, con piccole e grandi minacce, a creare le debolezze necessarie a passare alla fase di attacco vero e proprio. Quando il centro delle manovre è lo stesso settore della scacchiera per entrambi, allora uno solo dei due giocatori avrà l’iniziativa, altrimenti un giocatore può avere l’iniziativa in un settore (per esempio, l’ala di Re) mentre l’avversario l’avrà sull’altro lato della scacchiera. In questi casi lo spostamento dei pezzi da un settore all’altro può facilmente essere causa di indebolimenti e di scompensi; resta il fatto che in mancanza di debolezze un attacco è destinato all’insuccesso.
Questo è quasi sempre vero. Le eccezioni dipendono da particolari strutture di pedoni oppure dall’ubicazione dei Re.
  

La partita che segue, vinta dal Campione del Mondo Garry Kasparov con il consueto slancio ricco di complicazioni, illustra bene le potenzialità illustrate dalla struttura diagrammata.
 

Una chiusura veramente notevole!
Le altre posizione che permettono attacchi molto violenti, anche in mancanza di debolezze posizionali, si hanno con gli arrocchi eterogenei. In tali casi l’attacco non solo è lecito ma necessario.

 

 

 

1 - Gli arrocchi eterogenei


Si dicono partite con arrocchi eterogenei quelle in cui un giocatore arrocca sul lato di Re mentre l’altro su quello di Donna.
Quando ciò si verifica la partita si trasforma in una lotta in cui tendono a predominare gli elementi tattici. Il motivo dominante della partita diventa n questi casi l’attacco al re nemico. Per far ciò entrambi i giocatori spingeranno a fondo i propri pedoni sull’arrocco cercando di cambiarli con quelli avversari per aprire le linee. Questa strategia, di norma non possibile, è qui indicata perché le spinte di pedoni non indeboliscono il proprio arrocco, situato dall’altra parte della scacchiera.

   

2 - L'indebolimento dell'arrocco


a) Indebolimento per spinta di pedoni

Un motivo che giustifica un attacco, eventualmente appoggiato da pedoni, si ha quando l’arrocco avversario si indebolisce a causa di una spinta di pedone.  

 

La partita che segue è una dimostrazione pratica di come condurre l’attacco. 

b) Indebolimento per rimozione di pezzi.

La spinta di un pedone davanti all’arrocco produce una debolezza duratura ma l’arrocco può essere debole anche perché non protetto a sufficienza dai pezzi. La partita tra Marshall e Wolf è un bell’esempio di sfruttamento di un arrocco debole. Il campione americano Frank J. Marshall (1877-1944) costringe l’avversario a rimuovere l’ultimo importante difensore e poi scatena la furia devastatrice dei pezzi bianchi sul Re nemico.

 

c) Il Re al centro

Abbiamo avuto modo di vedere come la strategia cambia in modo radicale al variare della posizione del Re. In caso di sbilanciamento di un colore su di un'ala, l’altro potrà sempre arroccare sull’ala opposta. Per questa ragione a volte può risultare vantaggioso ritardare l’arrocco per effettuarlo quando la partita ha assunto caratteristiche più accentuate.
Naturalmente questa strategia comporta un certo rischio, dovuto in parte al ritardo nel completamento dello sviluppo e, in parte, alla possibilità di un'improvvisa apertura del centro con la conseguente impossibilità di arroccare. Il Re verrebbe così a trovarsi al centro della tempesta!

In linea di massima, però, il Re non arroccato costituisce un grave svantaggio. Vediamo che cosa capita di solito a chi ha commesso l’imprevidenza di lasciare il Re al centro.