III -2 - I pedoni deboli


Un pedone si dice debole quando non può essere difeso da altri pedoni. Come è facile immaginare ci sono vari casi di pedoni deboli e vari gradi di debolezza.

a) Il pedone isolato 

Se, nelle colonne adiacenti a quella in cui si trova un pedone, non ce ne sono altri dello stesso colore (perché catturati o cambiati), quel pedone si dice "isolato".

   

 

 E' fuor di dubbio che il pedone isolato sia più debole degli altri ma, anche se bisogna averne una cura particolare, non sempre è svantaggioso averne uno.
Può infatti intervenire una compensazione di altra natura, in genere legata a una maggiore attività dei pezzi leggeri. Per esempio, nella posizione 25, gli Alfieri neri non trovano ostacoli nei propri pedoni mentre uno bianco piazzato, poniamo, in c1 avrebbe meno libertà di azione per via del Pe3. Non stupisca quindi che alcuni sistemi d'apertura prevedano la formazione di un pedone isolato. Però attenzione: quando ciò accade il pedone è anche mobile (cioè può essere spinto ancora). L’ulteriore spinta ne assicura il cambio prima che diventi debole davvero e può essere usata come ariete contro la catena di pedoni avversaria. Se, invece, un pedone isolato è bloccato allora la debolezza è maggiore e può farsi sentire anche in modo pesante durante la partita.
La debolezza è più grave ancora se, oltre ad essere bloccato, il pedone isolato si trova su colonna semiaperta (intendendo con questo termine una colonna sgombra di altri pedoni) perché può essere attaccato anche con le Torri, eventualmente raddoppiate proprio su quella colonna. Un simile pedone può facilmente diventare un obiettivo strategico di primaria importanza.
La formazione di un pedone isolato muta l’indirizzo strategico della partita: “Il pedone isolato getta un'ombra sinistra su tutta la scacchiera”, disse Tartakower.
Si capisce allora quale strategia adottare appena un pedone isolato si manifesta nella posizione avversaria. Per prima cosa lo si blocca, concentrando le forze nella casa successiva a quella in cui il pedone è posto. Consolidata la conquista della casa di blocco, la si occupa con un pezzo. Bisogna fare in modo di riprendere, in caso di cambio, con un altro pezzo e non di pedone. Un'eventuale ripresa col pedone chiuderebbe la colonna e renderebbe il pedone isolato meno debole. Infine si mobilitano le forze per farlo cadere.
Vediamo, in due esempi tratti dalle teoria delle aperture, come si opera per bloccare un pedone isolato.

 

    

b) Il pedone arretrato


Un caso molto simile al pedone isolato, e per il quale valgono molte delle considerazioni già fatte, è quello del pedone arretrato. Si dice arretrato un pedone che non può essere difeso da altri pedoni e che si trova bloccato; il blocco è anche qui più efficace se la casa davanti al pedone è guardata da almeno un pedone avversario. Anche in questo caso se il pedone si trova su colonna semiaperta è particolarmente debole.

     Prima degli anni Settanta nessuno giocava così e in tutta la storia degli scacchi potevano contarsi pochissime partite con questo ordine di mosse. Il motivo risiede nelle debolezze che la mossa e7-e5 provoca nella struttura dei pedoni neri. Poiché il pedone sulla colonna c non c’è più in caso di spinta del pedone e dà origine inevitabilmente a debolezze. In caso di spinta di un passo si indebolisce il Pd6 e, se spinto di due passi, si forma anche un buco in d5. Queste considerazioni, peraltro giuste, portavano a scartare a priori una mossa che creava tanti problemi al Nero. Si pensi che nel "Manuale teorico pratico delle aperture" di Giorgio Porreca di 772 pagine (Milano, Mursia), edito per la prima volta nel 1971 ma ancora in commercio in una ennesima ristampa, a tale mossa, oggi entrata nel repertorio anche di grandi maestri di primo piano, è dedicata solo una piccola nota in cui, peraltro, si dà una continuazione sbagliata. Sveshnikov fu il primo a rendersi conto che il Nero otteneva vantaggi di altra natura (grande mobilità dei pezzi leggeri, possibilità di contrattacco, rimedio drastico contro la spinta di rottura e4-e5) ma la sua opera fu vista con sufficienza a lungo. Io sono stato uno dei primi ad adottarla in Italia. Nel 1977 Sveshnikov venne a giocare un torneo in Italia (Marina Romea). Per caso alloggiavamo nello stesso albergo e la sera dava spettacolo vincendo una "lampo" dietro l’altra a un maestro russo. Io (allora semplice Terza Nazionale) rimasi colpito dalla sua variante e decisi di farne la mia difesa. Vantaggi e svantaggi di questa difficile apertura sono ben mostrati nella partita che giocai nel Magistrale di Bagni di Lucca del 1984, contro il maestro americano Stuart Wagman.

  

    

c) Pedoni doppiati (o impedonati)



Con questo termine si indicano i pedoni del solito colore posti sulla stessa colonna. La doppiatura dei pedoni è uno svantaggio minimo, di certo meno grave di un pedone arretrato, anche perché di solito compensato dall’apertura delle linee.
Gli svantaggi sono intuibili, basti per tutte questa semplice posizione: 

  

Da questo semplice esempio non si commetta l’errore di credere che la variante Sämisch sia demolita. Per il pedone doppiato il Nero ha ceduto la coppia degli Alfieri e si è indebolito il lato di Re. Tanto per dare un’idea delle possibilità bianche in questa variante si veda la partita che segue, in cui il lato di Re nero viene letteralmente distrutto. 

 

     

d) Pedoni sospesi