Introduzione



Se la tattica è lo sfruttamento combinativo di una debolezza e la tecnica è la capacità di vincere una partita considerata vantaggiosa, la strategia è il piano di gioco. Qualcuno, in modo divertente quanto efficace, ha sintetizzato la differenza tra strategia e tattica dicendo: "La tattica è sapere che cosa fare quando c’è qualcosa da fare e la strategia è sapere che cosa fare quando non c’è niente da fare". La buona accoglienza riservata a questo scritto, nato alla fine del 1992 in forma di lezioni per "Mc link", il BBS della nota rivista di informatica "McMicrocomputer", mi ha indotto a raccogliere il materiale e ampliarlo in un libro. Libro che si occupa di strategia e più in particolare degli elementi rilevanti per la formulazione del piano di gioco. La strategia ha per scopo la formazione di debolezze tali da poter essere sfruttate con colpi tattici o in sede tecnica. La sua formulazione deve naturalmente tener conto di tutti gli elementi presenti sulla scacchiera che però, beninteso, varia al variare della posizione. Non è quindi possibile formulare un piano unico valido per tutte le stagioni ma è anche vero che, data una posizione, talvolta possono formularsi più piani. La scelta del piano dipende allora dall’indole del giocatore ma non si possono formulare piani che non tengano conto degli elementi strategici presenti nella posizione. Un altro errore comune è credere che la differenza tra un maestro e un principiante risieda nella capacità di calcolo; certo, un bravo giocatore è capace di calcolare con precisione anche lunghe varianti; ma la superiorità è soprattutto di ordine strategico. Il maestro sa che cosa fare in qualsiasi posizione senza bisogno di calcoli approfonditi. La formu-lazione di un piano riduce drasticamente la necessità del calcolo delle varianti; in questo senso nel corso della partita il maestro può calcolare meno di un principiante ma vincere lo stesso. E’ per questo che i forti giocatori possono giocare contro molti avversari contemporaneamente in simultanea e batterli.
In verità, chiunque giochi a scacchi, fosse anche alle primissime armi, dà al proprio gioco almeno un simulacro di strategia. Nella versione più semplice essa consiste nel domandarsi, dopo ogni mossa dell’avversario: 1) se il proprio materiale è minacciato e si è sotto minaccia di scacco matto; se la risposta a questa domanda è sì, allora 1,1) porvi rimedio; altrimenti 2) vedere se si può, a nostra volta, minacciare materiale o il matto. Per ragionare in questi termini occorre naturalmente conoscere il valore dei pezzi. Se si prende come unità di misura il pedone, il loro valore è, grosso modo, questo: Donna=9, Torre=5, Alfiere=3, Cavallo=3. Ecco dunque che lo studio degli elementi strategici è anche lo studio dei fattori che vanno considerati, oltre al materiale, per capire chi è in vantaggio data una qualsiasi posizione. Di più: non solo il materiale non è l’unico elemento, come può esserlo in giochi più semplici degli scacchi, ma il suo valore è "relativo", varia a seconda della disposizione degli altri pezzi. Questo libro può essere letto da chi già conosce le regole e ha un minimo di esperienza ma si rivolge, in particolare, a quel vasto settore di giocatori che desiderano migliorare il proprio gioco e che sono collocati tra la terza categoria sociale e il titolo di candidato maestro. Costoro sono soliti commettere l’errore di tralasciare lo studio della strategia in favore di quello delle aperture. Non nego che lo studio delle aperture (e dei finali, anch’essi spesso immeritatamente trascurati) sia indispensabile, ma rischia di trasformarsi in inutile esercizio mnemonico se non si capiscono i motivi che si nascondono dietro le successioni di mosse, presentate, nei monumentali libri tipo "Enciclopedia" di Belgrado, in forma inevitabilmente asettica. Ci sono giocatori che entrano in profonda crisi, e che commettono gli errori più incredibili, quando, nella variante d’apertura preferita, il loro avversario esegue una mossa non studiata o non contemplata dai "sacri" testi. Questi giocatori troveranno qui raccolti, e spiegati in modo sistematico, elementi che hanno cominciato a intravedere e intuire fin dalle prime partite. La loro conoscenza e il loro studio sono gli indispensabili ingredienti per un gioco di livello magistrale.



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